Il vetro riflette sporco la mia immagine.

Il vetro riflette sporco la mia immagine. Il neon continua a ronzare. Gli scuri spalancati aprono la cucina alla notte. Una notte con più stelle del solito. La vecchia luce vince sulla nuova: guasto alla rete elettrica e strade costrette al buio da giorni. Appoggio i gomiti a uno dei due lati corti del tavolo, quello che punta la porta. Il mio posto. Lo scelsi di conseguenza. Diletta dovette scegliere per prima.

“L’uscita è l’unica cosa che non può mancare in una stanza. Tutto il resto è un accatastamento di roba. Spesso superflua. Ancora più spesso di cattivo gusto.”

“Semplicemente, claustrofobia.”

“Con i semplicemente non arriverai mai da nessuna parte.”

Come darle torto. Allungo la mano sul tavolo e agguanto la minerva. Sfrego il fiammifero e infiammo la punta della sigaretta.

Il vetro riflette sporco la mia immagine. Afona e nebbiosa. Un altro martedì, il sesto da quando siamo rimasti in due. Il sesto che è uguale al quinto, che è stato uguale al quarto come il quarto è stato uguale al terzo. Quest’ultimo uguale al secondo e il secondo uguale al primo. Io e Betzy. Lei è lì, con le chiavette tese verso muro, in attesa che il silenzio si chiuda. Io fisso la mia immagine che fissa il libro. La legge Gonella parla chiaro, ma dei massimi sistemi non se ne parla più. Non c’è del gin per spaccare mattonelle né un croque-notes a parlare di belle passanti, uccelli migranti o reputazioni sbagliate. Soffoco la sigaretta nel posacenere. Con i riti si impara ad attendere? No, con i riti s’inganna il tempo che ci rimane. Dicevano che la religione è l’oppio dei popoli. Questa miscela di alcaloidi è tagliata con miti, simboli e, per l’appunto, riti. I riti solfeggiano le ore da sempre, le colmano e le alleggeriscono. Come l’elio dei palloncini. Mi alzo e m’avvicino al piano cottura. Svito, acqua, caffè, caffè sopra l’acqua, avvito, serro, centro sul fornello, gas, accendino. Non tutti hanno bisogno motivi e punti di riferimento ma tutti hanno bisogno di riti. M’avvicino alla finestra, in attesa del borbottio finale. La vecchia luce dovrebbe vincere più spesso sulla nuova. Giubilo, tazzina e ancoar tavolo. E minerva, fiammifero, fiamma, sigaretta, fumo. Sostanzialmente Marx sbagliava. I riti sono l’oppio dei popoli.

Il vetro continua a riflettere sporco la mia immagine. Sporca e nebbiosa. Tu, Betzy, sei fortunata. Per ritrovare il sorriso ti basta del nylon. O, al massimo, del nylon circondato da metallo.

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