Piani, non passi.

Chissà perché ha fatto finta di non capire…

Ma di chi stava parlando? Vecchio amico. Forse.

Eppure non era per niente una faccia nuova…

Come fa un vecchio amico ad essere “forse” un vecchio amico? O lo è, e lo riconosci da subito, o non era nessuno.

Poi quei capelli, tra il moro e il castano, quel colore che all’ombra sembra cioccolato di Pasqua che resta in frigorifero fino a Luglio, e al sole invece è come rame vecchio.

E poi che colore di capelli, tra il moro e il castano. Descrizione splendida. Non è una tipa che si perde in parole, quello no, ma spesso i significati non nascono dalle parole come una partenogenesi, hanno bisogno di qualche “come” , “sembra”, si devono sposare con qualche altra parola, Diletta mia, di similitudini c’è bisogno, similitudini. L’unica fotografa che non pensa per immagini.

O forse non vuole farti vedere quello che vede. Forse è per quello che si ostina a non farmi una foto. Per non farmi vedere che cosa vede quando vede me. Oltre ai calzini spaiati, si capisce.

Che schifo. Il caffè non lo tostano, lo ustionano. Gusto deciso, lo chiamano. Questo è decisamente ammazza-gusto.

Io la tazzina non la lavo col sapone però. Non mi va di bere limone chimico superpulente. Acqua. Calda. Spugna.

Forse era quel tipo, quel chi si ricorda come si chiama…

no, non era Ludovico, anche perché sono anni ormai

…certo sono anni ormai che è passato troppo tempo e poi perché dovrebbe ora è lontano

aaaaaaaaaaa

anche se qualcosa di lui aveva…

La sigaretta!

Ludovico!

In effetti, aveva qualcosa di lui

era lui, e lei che fa finta di niente, checcretina.

ma vattelapesca – che parola ridicola, vattelapesca. Tutta questa preferenza sulla pesca, e allora vattelacaccia o vattelaamangiaredaqualchealtraparte

no. Somigliava, ma no. Fiammiferi? Demodé mi aveva detto quando mi aveva dato la sigaretta. Ma me la potrò accendere come voglio. Già che avresti dovuto non esserci lì, mi avresti regalato qualche respiro pulito in più. Ma che ci vuoi fare, il fumo.  Vizio sanitariamente distruttivo, altamente socializzante, inutile, accessorio, ma come tutte le cose inutili e accessorie sembra darti un qualcosa di diverso, che poi scopri che tutti l’hanno pensata come te, e che quindi tentando di essere tutti diversi finite per essere tutti uguali nel tentativo di sembrare un pizzico più speciali, perché anche se fumi le nuovaporto e ti sembra facciano schifo e quindi mai nessuno le fumerà, trovi un altro disperato come te, e siete in due. Anzi. In tre. Io Ludovico e fiammiferidemodé.

Io Ludovico l’ho conosciuto quand’era l’ho conosciuto quando ci siamo trasferite qui. Sembra una vita ormai ma ancora gli scatoloni sono come li aveva lasciati lui, da quel giorno sempre in trasloco, come se dovessimo rimanere in trasloco per sempre. Con gli scatoloni sempre pronti, vedi mai che un giorno vuoi cambiare casa, una mattina ti alzi e dici “cambio casa”. Era un bravo vicino di casa, di quelli che hanno il sale quando tu non ce l’hai e sanno benissimo che invece il sale ce l’hai ma volevi solo vedere chi era il nuovo vicino. Sfacciata come al solito, sempre questa fissa del contare i passi:

Sono 5

Sono 4.

Sono 5, li conto tutti i giorni.

Sono 4. E se sono 4 gli bussi e gli chiedi il sale.

Sono 5. e poi se gli chiedo il sale pensa che sia una scusa.

Lo sarebbe, se avessimo sale. Ma siccome qualcuno che non compra nemmeno il caffè ha anche deciso che mangeremo sciapo per non si sa quale motivo, allora bussa e chiede sale al vicino.

1 2 3 4  – mi giro, linguaccia, mi manda a quel paese e rientra. Suono. Ciao, hai il sale?

No, ho la pressione alta io signorina. Mi vuole vedere morto?

LEI? Mi ha dato del LEI? Educato il tipo. Avanti con gli anni, piuttosto. Il fardello delle buone maniere. E io ora che faccio? Gli ridò del LEI.

Ah, mi scusi,

Se vuoi ce l’ho io.

Ah, ma non ti preoccupare, fa lo stesso. – Il nipote?

Stavo tornando di sopra, scendo e te lo porto.

Eh, magari, ma vengo su a prenderlo.

Cinque piani. Se ti va.

Avevo ragione, erano cinque. Piani però, non passi.


.

 

 

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