p.s. grazie lo stesso per il caffè.

Stufa di aspettare il caffè scivolai dalla cucina. Il corridoio, sei metri quadrati di scatoloni che cercano di coprire quattro porte: un mondo e tre stanze. Una cucina che somiglia più a uno scomodo soggiorno, una doppia rumorosa e un bagno adibito a camera oscura. Mi infilai in quest’ultimo e chiusi la porta. Accesi la luce inattinica e, evitando le ragnatele di carta gocciolante, arrivai allo specchio. Alla luce gialloverdastra della lampadina coprii giusto gli ammacchi della terza notte bianca. Lasciandomi l’odore del tiosolfato di ammonio alle spalle, riserrai la porta. Superai il vaso blu. La camera. Chissà dov’era il cappotto. Inutile aprire il mio armadio. Cercai nel suo. No. L’appendiabiti dietro la porta? No. Aprendomi un varco tra calze e biancheria varia, una moquette sopra il parquet, raggiunsi il mio singolo. Guardai sotto. Niente. Guardai sopra. No. Mi voltai verso il suo. No. Ai piedi del letto un altro armadio. Un armadio con quattro gambe e una spalliera scomoda. Come volevasi dimostrare, presi il cappotto per la cinghia sfilacciata e ripercorsi il sentiero appena tracciato sulla moquette di nylon e cotone. Superato il varco e quindi il vaso blu, ero di nuovo nel corridoio. Aprii lo scatolone delle scarpe. Delle mie scarpe. Il secondo alla sinistra del vaso – o  alla destra, oppure di fronte o alle sue spalle, chi può dirlo se non lui. Ma lui non parla e non ti guarda neanche. Lui è solo blu. Blu e basta. Cercai due scarpe che potevano essere considerate simili, preferibilmente uguali anche se specularmente opponibili. Stivali: nessuna fastidiosa stringa. Infilai il destro. Infilai il sinistro. Infilai il cappotto. Tirai fuori uno pezzo di carta dalla tasca sinistra e la penna dalla tasca destra:

Lo appoggiò sul suo svuotatasche, in cima alla pila di scatoloni più alta. Quattro. Caricò i venticinque chili, ancorò la borsa e superò la porta.

Nove passi,

buongiorno signora Falchera

buongiorno Marta

 

scalini – casomai Mirta, e comunque non sono lei, e per fortuna – ed era di nuovo in via degli Ulivi.

Andò verso Sud. Il parco era in quella direzione.

se osservata dall’inizio la mattina sembra avere un altro colore

Musica: "A Room", John Cage and Meredith Monk: Piano and Voices
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Post e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...