Una torre e una piramide.

Quant’è buffa con quella sigaretta. Quel mentolo piccante è la scia del suo respiro; la cenere sparsa a terra come farina setacciata, la traccia dei suoi passi.

Il bracciale con l’ancora, semplicemente lei. Lo odia, lo so. Tutti i maglioni hanno la manica sinistra rovinata per quel ciondolo, e la destra generalmente bruciacchiata di cenere. Quel mentolo è la scia del suo passaggio, se lo senti attraversare l’aria non può che essere lei, una delle ultime fedeli di quelle “Nuovaporto”, come le chiama lei.

Considerando l’urletto che ha preceduto il suo “Ciao”, non si aspettava fossi in casa, e in effetti dovrei essere da qualche altra parte, ma il meteo talvolta può molto più di noi. La borsa è pronta, se per caso si decidesse a smettere. Batterie, flash, ombrello, lampada, rullino, Polaroid, grandangolo, cavalletto. Certo, la Polaroid potrei lasciarla anche a casa…ma non è quella che incide sui venticinque chili che mi carico ogni volta. E poi ogni tanto qualche scatto di Polaroid ci sta, giusto per il gusto di scaldare la pellicola tra le mani e vedere apparire magicamente l’ombra lontana del tuo soggetto, tipo quei libri per bambini che ci passi sopra con quel pennarello bianco e i puntini neri si colorano pian piano.

Mirta, con la I. No, non Marta, Mirta.

Ah, allora avevo capito bene. Avrò assistito a questa scena centinaia di volte. E lei che nell’orecchio mi bisbiglia:

“Ma la A e la I si assomigliano tanto? Scommetto che se chiedessi a tutti quelli che pensano mi chiami “Marta” se sanno distinguere una piramide da una torre, mi direbbero “Sì, ovvio!” e allora, la differenza tra una A e una I perché ti risulta così difficile?”

Dallo sguardo che ha sembra sconvolta.

Giornata?

Finita. Sia io che la giornata.
Quello “Shop” c’è circa da dieci anni ma devono aver rimesso le lampadine all’insegna da poco.

No, non ci sono mai entrata. Forse una volta, ma non ricordo perché. Forse perché pioveva e non avevo voglia di tirare fuori l’ombrello dalla borsa…

Caffè caffè caffè, sì è lì, vedi che fai bene a rimanere a casa ogni tanto, non dovresti bere caffè la sera; non rompere; no poi sei tu che rompi che non hai sonno; uffa; allora dammi una tazza tanto ormai il mio sonno è perduto.

Ma perché sei a casa? Piove come risposta ti basta? Ah, la cosa al parco. Esatto. Ma non può piovere per sempre. Mh…

Attenta che ti bruci il cappotto.

Ma tu? Levati quegli stivali che lasci pedate ovunque.

Ma perché hai i calzini diversi?

Chi?

TU.

Ah. Stamattina sembravano uguali.

Certo, uno giallo e uno blu, quasi identici.

Come la A e la I, penso. Due lettere, due vocali, simili in tutto tranne che nel suono. Due calzini, simili in tutto, tranne che nel colore. Piccoli dettagli che marcano le differenze. Ma chi ci fa caso, tanto stanno dentro gli stivali.

Mi fai una foto?

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