Ô Mort, vieux capitaine, il est temps! levons l’ancre!

Una Stuyvesant. Dolce, morbida sul palato. Le ho fumate per qualche mese, prima di passare alle Newport. Da Nuova Amsterdam al Galles. Magari ritorno a Nuova Amsterdam, prima o poi. Non si può fumare al mentolo per sempre, si rischia di perdere credibilità. Salgo i tre scalini rovistando e sbuffando fumo. La borsa è sempre troppo profonda davanti alla porta di casa. Strofino le suole sullo zerbino arancione rovistando tra una nuvola dolce. Sessantacinque passi.  Welcome. un libro due libri aih una matita ben appuntita lo specchietto tre libri i fazzoletti mio padre mi dice di non dimenticare mai i fazzoletti tre libri no un’agenda scelta desueta la mia una penna un sasso un ombrello. Un ombrello che doveva essere dietro la porta. Mio padre mi dice anche che sono troppo distratta. Vabbè, mio padre dice tante cose. Continuo a rovistare e soffiare. un pacchetto di caramelle una maglietta il telefono scarico il portafogli fazzoletti ancora un astuccio per occhiali ipod fiammiferi di nuovo un libro la penna. Forse il guanto non aiuta. Questa volta è meglio toglierlo. Continuo a rovistare con la cenere che atterra sulla manica dell’impermeabile. un libro le caramelle lo specchietto gli occhiali che dovrebbero essere dentro l’astuccio ancora lo specchietto la penna il sasso il maledetto ombrello i fazzoletti e l’agenda un libro la maglietta l’impopolare agenda. Magari le ho messe nella tasca. Cavo la mano dalla borsa per infilarla nell’impermeabile e Ô Mort, vieux capitaine, il est temps! levons l’ancre! un tintinnio familiare risuona davanti all’uscio. Sfilo l’anello delle chiavi da uno dei due provvidenziali gancetti dorati. Scelgo. Ne accarezzo la scanalatura e mi faccio mordicchiare dai suoi freddi dentini. Centro la serratura. Clap. Varco la prima soglia. La portinaia non vuole che fumi nell’atrio. La portinaia smette di lavorare all’una. Altri tre scalini. Volto a destra sputando nebbia sul divieto. Maledetta legge anti-fumo. In un film si lamentavano del fatto che, prima o poi, ci avrebbero proibito anche il sesso. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove passi tenendo in equilibrio la cenere sulla Stuyvesant. Il pianoterra è più accogliente, non devi fare i conti con quella trappola dai tasti numerati. Mi volto verso la buchetta delle lettere. Niente posta, oggi. Strofino di nuovo i piedi. Chissà perché volevano sbarazzarsi di questo cino-zerbino. Setole resistenti e nessun noioso welcome. Scelgo attentamente la chiave e centro la seconda serratura. Clap. Due mandate, Diletta non dovrebbe essere in casa. Clap. L’ombrello non è sicuramente in casa.

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