Trentadue passi, più o meno.

Da qui a casa, trentadue passi. Non dovrebbero essere di più – spero non siano di più. Odio camminare con questa pioggia. Trentadue. Trentatre per raggiungere lo Shop. Trentadue mi sembra un numero ragionevole.

Scommettiamo? Se ho ragione, fermo il primo che passa e gli chiedo una sigaretta.

Se no, allora è segno che le foglie secche di tabacco della mia ultima Newport erano destinate a gonfiarsi di acqua piovana. E diventare poltiglia. Come le foglie secche di Gingko che quando piove intasano il tombino del marciapiede davanti casa. E diventano poltiglia. Conchiglie di pasta sfoglia lasciate troppo tempo ammollo nel latte.

Trentuno.

Certo che il signor Bordeaux era veramente paonazzo, lì dietro avrà la sua riserva speciale di qualche buona annata.

Trenta.

E quella tenda verdastra, pesante di polvere, a prova di asmatici.

Ventinove.

Maledetto ombrello.

Ventotto.

E il bancone mogano. Mogano, verdastro, bordeaux. I colori per dipingere un autunno perfetto.

Ventisette.

I dischi. Peccato non avere dove ascoltarli. Oggetto di culto. Dovrei procurarmi uno di quei giradischi col trombone d’ottone. Ce n’era uno a casa da qualche parte. No, forse mi sbaglio.

Ventisei.

Autunno mio. Herbsttag, vero Rainer? Tu sì che quei colori li avresti saputi usare bene per dipingere il tuo autunno.

Venticinque.

Il giradischi era di mio nonno. Poi mi ricordo ne avevamo comprato un altro, perché quello di mio nonno non funzionava più. Le puntine o qualcosa del genere.

Ventiquattro.

Rainer Maria Rilke. C’era anche lui tra i poeti tedeschi. E come poteva mancare?

Ventitre.

Cosa non funziona? Le puntine. Le puntine erano il problema di ogni giradischi. Quando non funzionava, era sempre colpa delle puntine.

Ventidue.

Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr. Anche io non ho una casa per il momento, per i ventuno passi che mi restano. Bè, in realtà non è casa mia. O non del tutto.

Ventuno.

und wird in den Alleen hin und her    unruhig wandern, wenn die Blätter treiben. Probabilmente è anche il mio di destino per questa sera, camminare e camminare in quest’autunno ottobrino mentre le foglie ballano col vento.

Venti.

E si bagnano con la pioggia.

Diciannove.

I pini per esempio

Diciotto.

non hanno questo problema di perdere le foglie

Diciassette.

sempreverdi

Sedici.

sempreappese

Quindici.

sempreprofumate.

Quattordici.

Sarà sotto la scrivania. Traditore.

Tredici.

O dietro la porta. Utile un ombrello quando fuori piove e lui se ne sta dietro la porta.

Dodici.

Cos’è, hai paura? ti nascondi dietro la porta? come il signor Bordeaux? Magari se vendesse ombrelli farebbe fortuna.

Undici.

Non l’avevo mai mai notato. Proprio oggi doveva spuntare.

Dieci.

Sigaretta.

Nove.

Tasca.

Otto.

Vuota.

Sette.

Dimmi che sette bastano per arrivare al portone.

Sei.

Non ti muovere.

Cinque.

Me ne bastano cinque. E tu non ti muovere.

Quattro.

E soprattutto, dimmi che hai una sigaretta.

Tre.

Una brace rossa ti infiamma la bocca.

Due.

Allora ce l’hai una sigaretta.

Uno.

E casa.

Ce l’hai una sigaretta?

?

Oh.
Ce l’hai?

Sì, ma non ho da accendere.

Tiro fuori i fiammiferi. Mi piacciono i fiammiferi. Romantici e inconsistenti.

Fiammiferi?

Sì. Perché?

Demodé.

Lo zolfo che increspa l’aria e gli fa arricciare il naso. Anche a me un po’.

Grazie. Erano sessantacinque passi che aspettavo una sigaretta.

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